LA JUNGLA






Perso nella jungla delle definizioni?
Ecco queer una bussola per orientarsi...tra i vari orientamenti! ^_^


Asessualità
La parola asessualità definisce la mancanza di attrazione o desiderio sessuale. A causa della scarsità di ricerche, non è chiaro se si tratti di una disfunzione oppure di un vero e proprio orientamento sessuale; alcuni sostengono si tratti di una forma di desiderio ipoattivo. Gli asessuali si oppongono alla riduzione dell’asessualità a un disturbo clinico, dal momento che non comporta loro problemi, o alla conseguenza di traumi precedenti; ricordiamo anche che le stesse ipotesi sono state formulate in passato per gli individui LGBT.
Gli asessuali sono stati a volte indicati dalla stampa italiana come "asessuati", ma quest’ultimo termine andrebbe usato solo per gli individui privi di organi sessuali.
Alcuni asessuali usano un sistema di classificazione usato precedentemente dall’AVEN (Asexual Visibility and Education Network), la più grande comunità di asessuali su internet. Gli asessuali di tipo A proverebbero desiderio sessuale ma non attrazione romantica, quelli di tipo B attrazione romantica ma non sessuale, quelli di tipo C entrambe e quelli di tipo D nessuna. Le categorie non sono mutualmente esclusive: il tipo di asessualità può cambiare, oppure un individuo può essere al limite tra due categorie. Data la rigidità di questa classificazione, ora è usata solo per spiegare la complessità del fenomeno.
Tra i più famosi (probabili) asessuali: J.M. Barrie, J. L. Borges, I. Kant, I. Newton, G. B. Shaw, H. C. Andersen.

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Bisessualità
Si definisce bisessualità l’orientamento sessuale di un soggetto che trae piacere e prova sentimento erotico nell’avere rapporti sessuali e/o affettivi con persone sia dello stesso che dell’altro sesso.
Non è significativo, ai fini della definizione, che l’orientamento bisessuale si concretizzi realmente in rapporti sessuali, né che il ruolo assunto dal soggetto nel rapporto sessuale sia "attivo" o "passivo".
Il termine bisessuale è stato coniato nel 1809 da alcuni botanici, per descrivere le piante provviste di organi riproduttivi sia maschili che femminili.
La considerazione sociale della bisessualità nel corso della storia e presso le varie civiltà è stata molto varia. Relativamente alla cultura occidentale si è andata dall’apprezzamento del mondo greco, quando era esercitata secondo precisi canoni, alla assoluta condanna della tradizione giudaico cristiana che riteneva comunque inaccettabili rapporti sessuali fra individui dello stesso sesso.
Molto più recentemente, nel quadro della laicizzazione o secolarizzazione del mondo occidentale, ha cominciato a svilupparsi un consistente movimento di opinione che la considera una condotta sessuale accettabile e naturale tanto quanto la condotta eterosessuale od omosessuale.
Alla scontata opposizione verso la bisessualità delle morali tradizionali si è aggiunta, almeno in alcuni casi, una forte opposizione di molti gruppi omosessuali. Alcuni settori addiritura negano il concetto di bisessualità. Ciò ha portato alcuni sostenitori del movimento bisessuale a parlare di bifobia, intesa come avversione alla bisessualità, quale equivalente, specialmente in determinati settori gay, dell’omofobia.
Oggi alcuni sondaggi indicano che una percentuale di popolazione compresa tra il 2 e il 6 % è bisessuale, ma esistono ancora difficoltà metodologiche riguardo alla casualità e all’ampiezza del campione preso in esame, ma anche riguardo all’accuratezza con cui gli intervistati descrivono la propria condizione. Differenti studi usano anche diverse "scale di misurazione": alcune ricerche ignorano del tutto comportamenti bisessuali oppure li separano nelle componenti eterosessuale ed omosessuale.
Alcuni studi, tra cui ricordiamo quelli di Alfred Kinsey come "Il comportamento sessuale nel maschio umano" del 1948, e "Il comportamento sessuale nella femmina umana", del 1953, indicano che la maggioranza delle persone esaminate sia, come minimo, in una certa misura bisessuale. Molti dei soggetti esaminati provano una certa attrazione per persone dello stesso sesso, sebbene provino una più forte attrazione verso persone dell’altro sesso.

Bi-permissivo: indica qualcuno che non cerca attivamente relazioni sessuali con persone di un sesso specifico, ma che è "aperto" a nuove esperienze. Le persone che si identificano in questo termine possono identificarsi anche come eterosessuali o omosessuali.

Ambisessuale: indica una indiscriminante attrazione che si rivolge verso persone di ciascun sesso. Qualcuno che si identifica come ambisessuale può provare attrazione verso qualcuno da un punto di vista fisico, emotivo, intellettuale o spirituale, a prescindere dal sesso o dal genere, mentre conferma i suoi criteri selettivi in altri ambiti. D’altra parte, alcuni potrebbero sperimentare verso qualcuno una intensa attrazione forse causata da particolari qualità riguardanti proprio il sesso o il genere.

Bi-curioso: è un termine che può avere diversi e contraddittori significati. Comunemente è usato da persone che si identificano come eterosessuali ma che sono interessati ad esperienze omosessuali. Spesso alcuni (non sempre correttamente) sono ritenuti essere omosessuali, oppure bisessuali che però non accettano la loro omosessualità.

Tri-sessuale: è sia una variante di "bisessuale" che un gioco di parole sempre collegato alla parola "bisessuale". Comunque, nel suo significato più serio, indica persone attratte da uomini, donne e transgender (cioè da transessuali). Ironicamente, indica persone interessate a "tutte" le possibili esperienze sessuali (come i pansessuali).

Bifobia: indica la paura o il rifiuto della bisessualità, in base alla convinzione che solo l’eterosessualità e l’omosessualità siano "reali" orientamenti sessuali e corretti stili di vita. I bisessuali possono essere obiettivo di bifobia (connessa a omofobia) da parte di coloro che considerano soltanto l’eterosessualità come appropriato orientamento sessuale, ma possono anche essere oggetto di critiche da parte di coloro che, all’interno della comunità gay, hanno atteggiamenti "eterofobi" (ovvero di distacco o rifiuto dall’eterosessualità).

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Drag King
Drag king è un’espressione inglese usata per designare attrici, cantanti o performers, spesso (ma non necessariamente) lesbiche o transgender, che si esibiscono a teatro o in locali, indossando abiti maschili e interpretando personaggi maschili famosi o anche solo stereotipi maschili, sottolineandone i lati "macho" mediante barbe posticce, abiti tipicamente maschili, "packing" (ovvero la simulazione di genitali maschili sotto gli abiti con vari metodi, come ad esempio imbottiture strategiche). Lo spettacolo generalmente include parti ballate, cantate (in playback) e parti teatrali e di cabaret.
Il fenomeno, per quanto già presente tra le fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento nelle dance hall inglesi, ha iniziato a guadagnare una prima fama negli anni ottanta ,per poi svilupparsi negli anni novanta rubando un po’ di terreno alle ormai da tempo famose drag queen.
Mentre le drag queen tendono a calcare le scene da soliste, i drag king formano più spesso bands con cui si esibiscono sul palco. Il termine drag king (al contrario di drag queen) è spesso usato anche per indicare donne che passano per uomini, temporaneamente o stabilmente, per altre ragioni che quelle di scena. Può essere il caso di donne con sentimenti transgender "FtM" (da femmina a maschio) magari come primo passo verso un cambio di genere, o anche di donne che vogliono provare per un tempo limitato (magari anche solo una serata) a vivere in pubblico il loro lato maschile.

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Drag Queen
Drag queen è un termine inglese per definire attori, cantanti o performers spesso (ma non necessariamente) gay o transgender, che si esibiscono indossando abiti femminili. Le esibizioni spaziano dal cabaret teatrale con risvolti satirici e comici agli spettacoli di canto in playback alle partecipazioni a serate in discoteca.
La drag queen è un personaggio, costruito nei minimi particolari: ha un nome, un carattere ben definito, un guardaroba adeguatamente kitsch... l’orientamento sessuale dell’attore che la interpreta è irrilevante.
In lingua inglese il solo termine "drag", in questa accezione, significa portare abiti caratteristici del sesso opposto.
In Italia il termine drag queen è spesso abbreviato semplicemente in drag. Gli abiti femminili indossati dalle drag queen esagerano spesso alcune caratteristiche per ottenere effetti comici, drammatici o satirici.
Il termine non si applica alle persone transessuali che hanno effettuato il cambio di sesso, e neppure a chi si traveste per fini diversi da quello dell’intrattenimento e lo spettacolo.

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Eterosessualità
La parola eterosessualità definisce l’attrazione e quindi la preferenza sessuale verso individui dell’altro sesso; si differenzia dalla omosessualità, che vede l’attrazione verso persone dello stesso sesso, e dalla bisessualità, che indica l’attrazione per individui di ambedue i sessi.
Eterosessualità è il nome scientifico usato per indicare l’attrazione sessuale e/o il comportamento sessuale tra animali dal sesso caratteristico opposto.
È il quarto elemento del classico continuum pentamodale dell’orientamento sessuale, che è composto inoltre da asessualità, autosessualità, omosessualità e bisessualità.
Alcuni teorici estendono questo continuum includendo i concetti di "mechosessualità" e "allosessualità", ma questi ultimi non sono ancora stati accettati dalla comunità accademica come effettivi orientamenti sessuali.

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Gender Bender
Gender bender è un termine specifico della teorizzazione queer del mondo anglosassone.
La definizione (che in inglese significa letteralmente "piegatrice/tore del genere", con un gioco di parole sul gergale e denigratorio "bent": "uno che pende", "uno che è invertito") indica la persona che trasgredisce al comportamento previsto dal ruolo del suo genere sessuale.
Il definirsi "gender bender" è considerato "una forma di attivismo sociale in risposta ai presupposti o alle generalizzazioni circa i generi".
Alcune/i gender bender si identificano con il genere (maschio o femmina) assegnato alla nascita, ma ne sfidano le norme di comportamento con comportamenti androgini e con ruoli atipici.
Le/i gender bender si possono auto-identificare come transgendered (cioè transessuali) o genderqueer, ritenendo che il genere assegnato loro alla loro nascita sia una descrizione inesatta o incompleta di se stessa/o; alcuni sono transessuali e desiderano cambiare il sesso fisico, altri/e infine sono intersessuali dalla nascita.
Altri/e ancora si possono poi identificare come "two-spirit" cioè membri di un terzo genere.
Come tutto quanto attiene alla teoria queer, il concetto di "gender bender" è assai legato alla critica e alla produzione letteraria.
Nella critica letteraria del romanzo, il termine "gender bender" può riferirsi, secondo un’analisi a partire dalla teoria queer, non solo ai personaggi descritti sulle basi delle vite delle persone, ma anche a coloro che subiscono cambiamenti di sesso fisico (magicamente o in altro modo) durante la narrazione (Ranma Saotome nel manga ed anime Ranma ½, Bender in una puntata di Futurama).

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Intersessualità
Intersessualità è un termine usato per descrivere quelle persone i cui cromosomi sessuali, i genitali e/o i caratteri sessuali secondari non sono definibili come esclusivamente maschili o femminili. Un individuo intersessuale può presentare caratteristiche anatomo-fisiologiche sia maschili che femminili.
Le cause di tali anomalie possono essere varie, sia congenite che acquisite (come nel caso di alcuni disturbi ormonali), e possono intervenire sia a livello cromosomico che ormonale che morfologico (ovvero sulla "forma" fisica di una persona).
Ci sono numerose manifestazioni dell’intersessualità, che viene comunemente chiamata ermafroditismo (nonostante esso sia solo una delle sua manifestazioni). Ci sono intersessuali che "sembrano" di sesso femminile fino all’adolescenza, ma poi sviluppano caratteristiche maschili; nei genitali possono rimanere ambigui; ci sono casi di intersessuali che hanno entrambi gli organi genitali, ed entrambi funzionanti. Ci sono intersessuali sterili e non sterili, evidenti o meno evidenti. Ci sono intersessuali geneticamente maschi che sono insensibili agli ormoni maschili del loro corpo e si sviluppano come femmine.
Per quanto riguarda le stime, il numero totale di persone i cui i corpi differiscono dal maschio o dalla femmina standard sono uno in 100 nascite, mentre il numero totale di persone a cui viene "normalizzata" attraverso chirurgia l'apparenza genitale sono uno o due in 1.000 nascite.
Il termine intesessualità non è sempre considerato sinonimo di ermafroditismo o pseudoermafroditismo, ma un termine più ampio. Viceversa viene criticato l’uso di ermafrodita per indicare persone intersessuate, in quanto "parola fuorviante".
Le associazioni di intersessuali si battono contro la prassi di sottoporre individui appena nati che presentano anomalie genitali ad operazioni chirurgiche e cure ormonali per omologare queste persone ad uno dei due sessi accettati, senza dare una possibilità agli stessi di esprimere la propria opinione in un campo così importante per la salute anche mentale dell’individuo (opinione che potrebbe contemplare il caso di restare esattamente così come sono nati). Sono noti infatti casi di bambini intersessuali operati a pochi mesi dalla nascita e assegnati al sesso femminile, che, una volta raggiunta l’età adulta, hanno mostrato caratteristiche sessuali secondarie e comportamentali marcatamente maschili (o viceversa) con costi umani, sociali e sanitari altissimi.

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rapporto Kinsey
Sezione in costruzione

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Lesbismo
Lesbismo è il termine con cui si indica l’attrazione affettiva, sentimentale e sessuale tra donne. Il termine deriva dall’isola di Lesbo, dove visse la poetessa Saffo nel VII secolo a.C., che nei suoi versi esaltò la bellezza della femminilità e dell’eros tra donne.
È con il diffondersi del cristianesimo che si arriva a una vera e propria condanna del "vizio" dell’amore tra donne. Gli unici riferimenti medioevali a pratiche lesbiche si rinvengono in riferimento a condanne, eresia, processi per stregoneria etc. Nel XIX secolo la nascente psicologia e la sessuologia studiarono diffusamente il lesbismo, che venne considerato una perversione patologica, come la pedofilia o il sadomasochismo.
Tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo, tuttavia, con la nascita della cosiddetta "questione omosessuale", e parallelamente alla nascita del movimento delle suffragette, si assiste all’esplosione della Cultura lesbica. È il periodo di Virginia Woolf, di Natalie Clifford-Barney, Radclyffe Hall, Frida Kahlo, Isadora Duncan, Eleonora Duse, Romaine Brooks e molte altre: quasi tutte artiste, tutte dichiaratamente lesbiche o bisessuali.
Durante il fascismo e il nazismo, molte lesbiche, identificate col simbolo del triangolo nero, vengono deportate nei campi di concentramento ed uccise.
Pur non avendo raggiunto una completa visibilità, le lesbiche a partire dagli anni 1980 diventano sicuramente un soggetto politico e "di costume" in numerosi campi: musica (Melissa Etheridge, K.D. Lang, Skin etc), nello sport (Martina Navratilova, Amelie Mauresmo), etc.) letteratura (Jeannette Winterson, Sarah Waters, etc.) spettacolo (Lily Tomlin, Ellen DeGeneres, Portia DeRossi).

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Omofobia
Il termine omofobia indica la scarsa tolleranza e la repulsione nei confronti dell’omosessualità, delle persone omosessuali e delle azioni ad esse siano riconducibili. L’omofobia può arrivare alla violenza fisica e all’omicidio, motivati dalla pura e semplice omosessualità della vittima. In quanto atto discriminatorio, l’omofobia si configura come una forma di sessismo. Alcuni autori, ritenendo inappropriato il suffisso -fobia, utilizzano al posto di omofobia il termine "omonegatività".

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Omosessualità
L'omosessualità è l’orientamento sessuale caratterizzato da un’attrazione sessuale e/o affettiva per individui del proprio sesso.
Il termine omosessualità fu coniato nel 1869 dal letterato ungherese di lingua tedesca Karl-Maria Benkert che lo usò in un pamphlet anonimo contro l’introduzione da parte del Ministero della Giustizia prussiano di una legge per la punizione di atti sessuali fra due persone di sesso maschile. La creazione di questo termine fu dunque non un tentativo di medicalizzare il comportamento omosessuale ma più semplicemente il tentativo di creare un termine moralmente neutro che sostituisse quelli in uso all’epoca. In Italia l’aggettivo "omosessuale" era destinato ad entrare nell’accezione comune solo a partire dagli Anni ’30.; nel corso degli anni il termine "omosessualità" ha assunto connotati sempre più neutri: con l’intento di ricondurre l’attenzione all’ambito dei sentimenti più che a quello della sessualità sono stati creati termini come "omofilìa" e "omoaffettività".
La nascita del movimento di liberazione omosessuale ha imposto in tutto il mondo il termine nato dal gergo omosessuale statunitense "gay", inizialmente usato soprattutto per gli uomini omosessuali, ma da qualche anno usato frequentemente anche per parlare di donne lesbiche.
Normalmente, quando si parla di "omosessuali", non si intendono le persone coinvolte in situazioni (come comportamenti omosessuali indotti dall’assenza di altre possibilità di sfogo sessuale, comportamenti omosessuali motivati da ragioni estranee alla tendenza sessuale personale) che riguardano tra l’altro esclusivamente la sfera sessuale, bensì le persone che provano attrazione fisica e sentimenti in modo preponderante o esclusivo per persone del loro sesso anche quando siano al di fuori da tali situazioni.
Le persone omosessuali ricercano rapporti affettivi e sessuali con persone del loro sesso in base a una pulsione interna personale, e non in base a una scelta indotta dall’ambiente o dalle circostanze.
Per quanto riguarda le statistiche sul numero di soggetti omosessuali nella popolazione, non si possono avere dei risultati certi, perché dipende dall’intrinseca soggettività delle risposte, esse possono essere manipolate dalla volontà della persona di mentire deliberatamente, o dall’influenza più o meno consapevole che norme e pregiudizi sociali hanno sul soggetto in esame.
Una statistica sull’orientamento sessuale di una popolazione non è un dato scientifico, poiché i dati di partenza non hanno le caratteristiche del dato scientifico.
La domanda sulla causa dell’omosessualità ha suscitato, e non solo in tempi recenti, innumerevoli ipotesi e spiegazioni. Le ipotesi proposte si dividono grosso modo in tre categorie:
- spiegazione "innatista" (omosessuali si nasce): per ragioni biologiche;
- spiegazione psicologica (omosessuali si diventa): l’omosessualità è l’effetto di un differente sviluppo della psiche, in genere maturato da bambini o da adolescenti;
- spiegazione volontaristica (non esistono persone omosessuali, ma solo atti omosessuali).
L’omosessualità non ha "cause". Si tratta di un comportamento appreso ed acquisito, frutto della volontà del singolo individuo. È importante notare che nessuna delle teorie eziologiche (cioè, relative alle cause) sopra elencate è fino ad oggi riuscita a raggiungere un grado di affidabilità scientifica tale da potere escludere tutte le altre, e quindi tale da potere mettere d’accordo almeno la maggior parte degli studiosi; la questione pertanto rimane aperta.
Nella storia umana, l’omosessualità ha ricevuto valutazioni molto diverse, che vanno da una totale accettazione e integrazione fra i comportamenti socialmente accettati o addirittura alla loro esaltazione (nelle culture dalla Polinesia, Micronesia e Malasya), fino alla condanna a morte. L’atteggiamento sociale verso i comportamenti omosessuali ha conosciuto momenti di relativa tolleranza, durante i quali la società ammetteva un certo grado di discussione ed esibizione pubblica del tema, anche attraverso l’arte e le produzioni culturali (come è avvenuto per esempio nell’Atene classica, nella Toscana del Rinascimento, o a Berlino e a Parigi nell’anteguerra) alternandoli però a momenti di repressione durissima.
Dalla seconda guerra mondiale in poi l’atteggiamento sociale nei confronti delle persone omosessuali è andato migliorando, anche a seguito delle battaglie condotte a questo scopo dal movimento di liberazione omosessuale.
La presenza omosessuale a livello di visibilità pubblica, escluse le associazioni, è ancora minima in Italia: solo alcuni artisti e personaggi del mondo dello spettacolo e del mondo politico hanno fatto coming out.

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Pansessualità
La pansessualità (dal prefisso greco pan-, "tutto") è un orientamento sessuale caratterizzato da una potenziale attrazione (estetica, sessuale o romantica) per qualcuno indipendentemente dal suo sesso biologico o identità di genere. Questo include una potenziale attrazione per persone, come ad esempio transgender o intersessuali che non rientrano nella concezione binaria di maschio/femmina, implicita invece nell'attrazione bisessuale. La pansessualità è a volte definita come la capacità di amare una persona indipendentemente dal suo genere. Alcune persone pansessuali sostengono anche che sesso e genere sono insignificanti per loro.

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Queer
"Queer" è un termine inglese che significa "strano", "insolito", in origine con significato omofobo; deriva dal tedesco "quer" che significa "di traverso, diagonalmente". In italiano si usa per indicare quelle persone il cui orientamento sessuale e/o identità di genere differisce da quello strettamente eterosessuale: gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, trans gender, asessuali e/o intersessuati. Non è un sinonimo di LGBT(Lesbian Gay Bisex Transgender) ma si pone come alternativa all’appartenenza ad una di queste categorie, spesso fortemente stereotipate, per chi si percepisce come oppresso dall’eteronormatività prevalente nella cultura e nella società; ha accolto al suo interno anche persone eterosessuali che mettono in discussione i tradizionali equilibri sessuali uomo-donna, sia in linea di principio che nella propria vita sessuale (ad es. praticando BDSM).

Teoria Queer
La teoria nasce negli anni ’90 in seno agli studi gay e lesbici, di genere e femministi, mettendo in discussione la naturalità dell’identità sessuale e di genere di ciascun individuo, affermando invece che esse sono interamente o in parte costruite socialmente e screditando quindi definizioni come "eterosessuale", "omosessuale", "naturale" o "innaturale".
La teoria queer intende interrompere il "reverse discourse", cioè la politica di inclusione dell’omosessualità nella società secondo le "regole" dell’eterosessualità, la cosiddetta normalizzazione dell’omosessuale, per creare invece un percorso nuovo che porti a una reale emancipazione, non costruita sull’opposizione a un modello ma fondata sulle proprie peculiarità.
All’interno del movimento sono nate anche idee che incontrano meno appoggi; alcune studiose di teoria queer ad esempio vedono non solo il bondage o il sadomasochismo ma anche la pornografia e la prostituzione come legittime e valide espressioni della sessualità umana.
Tra i principali studiosi che si sono occupati della teoria queer segnaliamo Teresa de Lauretis, Judith Butler , Eve Kosofsky Sedgwick, Anne Jagose e in Italia Liana Borghi e Marco Pustianaz.

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Religione - il punto di vista religioso
La posizione tradizionale di buona parte delle religioni abramitiche (ebraismo, cristianesimo, islamismo) è in generale di ferma condanna degli atti omosessuali.
La Chiesa cattolica è contraria ai rapporti fisici omosessuali e alle relazioni omosessuali, non alle persone in quanto tali, sebbene molti esponenti cattolici sostengano che l’omosessualità sia un comportamento volontario e quindi curabile. L’omosessuale deve vivere in castità. I medesimi principi vigono nella Chiesa Ortodossa.
Nell’ambito delle Chiese Protestanti, la Chiesa Anglicana e quella Protestante Danese mostrano maggiore tolleranza, ammettendo il matrimonio omosessuale e l’ordinazione di omosessuali nel clero.
In Italia la Chiesa Valdese dimostra una notevole apertura al dialogo con le associazioni omosessuali e un atteggiamento non negativo nei confronti dell’omosessualità.
La posizione più radicale al riguardo è quella dell’Islam, che punisce ancora l’omosessualità con la pena di morte in numerosi Paesi islamici. Anche l’ebraismo ortodosso condanna l’omosessualità; tuttavia negli Usa, dove risiede la maggiore comunità ebraica, sono ammesse unioni gay, vengono ordinati rabbini omosessuali e sono presenti alcune sinagoghe gay. Inoltre Israele è un Paese molto gay friendly.
Infine, per quanto riguarda il Buddhismo, l’attuale Dalai Lama Tenzin Gyatso, leader del buddhismo tibetano, ha condannato gli atti omosessuali con un «No assoluto. Senza sfumature». L’orientamento predominante è però quella di una serena accettazione.

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Tansessualità
Con il termine transessuale si indica generalmente una persona che persistentemente sente di appartenere al sesso opposto a quello anagrafico e fisiologico.
Secondo il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders e l’International Classification of Diseases, la persona transessuale, soffre di "disturbo dell’identità di genere" o "disforia di genere". Questo senso di distonia e disforia nei confronti del proprio sesso di nascita può svilupparsi già nei primi anni di vita, durante l’adolescenza o, più raramente, in età adulta.
Per molti decenni fra la fine dell’800 e i primi venti anni del ’900 la persona transessuale veniva sottoposta a tentativi di "guarigione", sia attraverso la psicoterapia, sia attraverso la somministrazione di ormoni del proprio sesso genetico.
Tali tentativi furono fallimentari e determinarono un numero elevatissimo di suicidi fra le persone transessuali che subivano tali trattamenti.
Intorno al 1960 si iniziò a pensare che l’unica "guarigione" della persona transessuale si potesse ottenere adeguando il corpo alla psiche e non viceversa.
Questa patologia, classificata come psichiatrica, infatti, non è curata psichiatricamente. Lo psichiatra non "guarisce" la persona transessuale facendola nuovamente sentire a proprio agio con il suo sesso di origine, bensì avviando la persona a cui è diagnosticato il "Disturbo dell’Identità di Genere" alle terapie endocrinologiche e/o chirurgiche per iniziare il percorso di transizione.
La causa del transessualismo è ufficialmente ignota e l’inquadramento psichiatrico può sembrare più uno stratagemma per far sì che le persone transessuali possano accedere alle mutue, ai Sistemi Sanitari Nazionali dei loro paesi, in attesa che ne venga chiarita la vera causa.
Recenti studi sembrano dimostrare sia una predisposizione genetica al transessualismo sia la presenza nelle persone transessuali di un dimorfismo sessuale del cervello opposto al sesso biologico in cui sono nate.
Contrariamente a quanto spesso si pensa, la realtà transessuale investe entrambe le direzioni di transizione: esistono quindi transessuali maschi transizionanti femmina (MtF) e transessuali femmine transizionanti maschio (FtM).
Le persone transessuali, in occidente, pur essendo considerate "malate", subiscono sovente forti discriminazioni in ambito lavorativo e sociale, anche per l’inadeguatezza delle attuali leggi nazionali sul cosiddetto "cambiamento di sesso", ma soprattutto per uno stigma sociale che prende il nome di "transfobia".
La transessualità da maschio a femmina è più stigmatizzata di quella da femmina a maschio perché viviamo in una società prevalentemente maschilista nella quale rinunciare alla "virilità" costituisce una ferita più percepibile della rinuncia alla femminilità.
Prende vita un circolo vizioso in cui le transessuali MtF hanno molte difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro. Spesso le famiglie ripudiano il figlio transessuale e i costi di transizione, in questo modo la società spinge la transessuale verso la prostituzione per sopravvivere. Questo viene poi visto come il lavoro unico e possibile delle transessuali, rendendo l’immagine della persona transessuale equivalente alla prostituzione e alla trasgressione. A peggiorare è quindi l’immagine globale della transessualità e, di conseguenza, della transessuale in cerca di lavoro.

Il percorso di transizione
Di norma, una persona che si ritiene transessuale deve in primis rivolgersi ad uno psichiatra che diagnostichi il "disturbo dell’identità di genere". Solo dopo questa certificazione può rivolgersi all’endocrinologo per la terapia ormonale sostitutiva. Deve inoltre essere assente nel codice genetico ogni riferimento all’intersessualità o pseudoermafroditismo.
Successivamente, o in accompagnamento alla terapia ormonale, la persona transessuale MtF può sottoporsi a trattamenti estetici-chirurgici (normalmente questi interventi vengono considerati "chirurgia estetica" e sono a carico della persona transessuale). Effettuato il trattamento ormonale, secondo la legge 164/82 la persona transessuale può richiedere al Tribunale autorizzazione agli interventi chirurgici di conversione sessuale.
Ottenuta sentenza positiva, la persona transessuale ha diritto all’intervento sui genitali a carico del SSN.
Effettuato l’intervento, la persona transessuale deve nuovamente rivolgersi al Tribunale per chiedere il cambiamento di stato anagrafico.
Alla fine di questo percorso, per la legge italiana un transessuale da donna a uomo diventa uomo a tutti gli effetti, compreso il diritto a sposarsi e ad adottare. Lo stesso vale per la transessuale da uomo a donna.
Se un transessuale al momento della transizione e del cambio dei dati anagrafici è sposato, il matrimonio decade immediatamente dal punto di vista legale, come una sorta di divorzio automatico. Infatti la legge italiana, non prevede unioni tra persone dello stesso sesso, e il/la transessuale operat* è un uomo o una donna a tutti gli effetti. Questo vuoto legislativo crea non pochi problemi alle persone trans, i cui coniugi perderebbero ogni diritto, e ciò blocca a volte la transizione prima dell’operazione di riassegnamento, che provocherebbe questo effetto.

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Transgender
Il termine transgender ha assunto nella lingua italiana diversi significati a seconda degli ambiti in cui è usato.
La sua origine è da identificarsi all’interno del movimento LGBT per indicare un movimento politico che contesta la logica eterosessista e genderista secondo la quale i sessi dell’essere umano sono solo due, che l’identità di genere di una persona debba necessariamente combaciare con il sesso biologico e che il tutto debba restare immodificabile dagli esseri umani.
Il termine "transgender", quindi, nasce come termine "ombrello" dentro cui si possono identificare tutte le persone che non si sentono racchiuse dentro lo "stereotipo di genere" normalmente identificato come "maschile" e "femminile".
In questo senso il transgenderismo è da considerarsi come un movimento politico/culturale che propone una visione dei sessi e dei generi fluida e che rivendica il diritto di ogni persona di situarsi in qualsiasi posizione intermedia fra gli estremi "maschio/femmina" stereotipati senza per questo dover subire stigma sociale o discriminazione.
Sotto il termine "ombrello" di "transgender" possono identificarsi la persona transessuale operata, la persona transessuale non completamente operata, la persona crossdresser (termine che tende a sostituirsi sempre più alla dicitura "travestito" perché associato, quest’ultimo, alla perversione sessuale. In questo senso il crossdresser è persona che si traveste, per lo più in privato ma anche pubblicamente, senza implicazioni di eccitazione sessuale. Quasi sempre è maschio ed eterosessuale) e la persona (di qualsiasi orientamento sessuale), sia uomo, sia donna, che rifiuta lo stereotipo di genere che la società, la cultura locale impone ai due sessi. In questo senso alcuni ritengono che transgender e "queer" siano termini fra loro sovrapponibili.
Nella terminologia psicologica, psichiatrica, endocrinologica e legale il termine "transgender" viene utilizzato in termini semplificativi per indicare una persona transessuale non operata ai genitali. Secondo questa accezione del termine quindi transgender diventa un termine per indicare solamente una sottocategoria delle persone transessuali.
Analogamente al transessualismo, i testi medici e legali declinano (salvo rarissime eccezioni) il termine al maschile per le persone che effettuano una transizione da maschio a femmina e al femminile per le persone che effettuano una transizione da femmina a maschio, dando in questo modo la prevalenza alla genetica rispetto all’identità di genere della persona.
Tale utilizzo della declinazione è fortemente contestato dal movimento transgender e transessuale (e dal movimento GLBT o LGBT più in generale) in quanto ritiene che sia da far prevalere l’identità di genere della persona sul semplice dato biologico di nascita.
Un’altra accezione del termine "transgender" è quella che sostituisce il termine "transessuale", sovrapponendosi ad esso. La ragione, anch’essa nata all’interno del movimento LGBT o GLBT è da trovarsi nel fatto che il termine "transessuale" è di per sé impreciso, se non errato dal punto di vista clinico. In realtà qualsiasi persona operi una transizione sessuale, agisce sul "gender", sul genere sessuale e non sul sesso che, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, è e resta immutabile.
Quindi transgender può anche essere usato al posto di transessuale, peraltro cancellando il "contrasto" fra "operati" e non operati che poco interessa il "gender" ma molto invece interessa il "sesso" di una persona.

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